Ancora nuove-vecchie misure: dal 7 al 15 gennaio.
Vedevamo i primi spiragli di luce per il 7 gennaio e invece ci ritroviamo all’inizio del nuovo anno con la certezza che questo tunnel sarà più lungo del previsto. Si sapeva: le misure di Natale erano insufficienti, ambigue e confusionarie, eppure si doveva arrivare in prossimità della scadenza per parlare di DPCM, “nuova stretta”, “proroga delle limitazioni”. Ancora una volta, ci troviamo davanti a un governo che si dimostra impreparato e si fa cogliere di sorpresa da scenari totalmente prevedibili. Alimentando, così, la “pandemic fatigue” che già a novembre l’OMS invitava i governi a scongiurare.
Sul piatto, ora, c’è un “provvedimento ponte” per il periodo 7-15 gennaio: zona arancione nazionale per il 9-10, divieto di spostamenti regionali fino al 15, prolungamento del limite di due ospiti e abbassamento delle soglie di Rt per far passare una regione a rossa (dall’1,5 attuale a 1,25) o ad arancione (da 1,25 a 1). Sapendo che l’ISS ha appena stimato l’Rt nazionale a 0,93, ben poche regioni rimarrebbero gialle con questi nuovi criteri. E sarebbe comunque un “giallo rafforzato”.
Allo stesso tempo, si torna a insistere sulla didattica in presenza già dal 7 gennaio almeno per il 50% degli studenti, continuando quindi ad alimentare controsensi e scontenti. Le misure sono necessarie, sia chiaro: la curva continua pericolosamente a salire e dobbiamo ancora vedere le conseguenze delle feste sul numero dei contagi. Ma è sciocco pensare che tutto ciò debba essere calcolato ora, quando era evidente sarebbe andata a finire così, con dei provvedimenti che facevano acqua da tutte le parti. La frustrazione non è nell’adottare ancora limitazioni, infatti, ma da rinvii, date e continue proroghe che sfiniscono la speranza di riuscire a gestire la situazione.
Misure più decise e severe, con tempi anche più lunghi, avrebbero portato sicuramente a effettive migliorie, nonché a minore frustrazione nel vedersi continuamente chiedere la proroga dei sacrifici dopo grandi promesse puntualmente disattese.
Il monitoraggio decisivo del CTS è fissato per il 5 gennaio. Insomma, quest’anno la Befana si porterà via tutte le feste, ma non le limitazioni.
